Una cassetta

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Una cassetta

Un racconto di Elisabetta Galgani

Poi un giorno decido di farmi prestare un vecchio registratore dai miei. Perché a casa in fondo ad un cassetto, dentro una scatola, ho 3 cassette, che non so come mai ho conservato fino ad ora.
Nel pomeriggio inizio ad ascoltare quella di cui non ricordo proprio il contenuto. La faccio partire. E addosso all’improvviso un mondo intero.
Dentro c’è E. C.. Io ho 14 anni e voglio diventarle amica. Lei è più grande di 3 anni ed è dentro il collettivo comunista della scuola. Ha i capelli corti, gli anfibi neri ai piedi, le parole che le escono di bocca, forti e puntuali, nell’istante giusto. Quando parla in assemblea si starebbe ad ascoltarla per ore. Almeno, io la starei ad ascoltare per ore. Non è bella ma quando parla si illumina ogni cosa: c’è un mondo dietro di lei, tutto il mondo di chi fa fatica, di chi è ai margini. Davanti, la sua esigenza di giustizia che divora tutto.
Io mi avvicino, piano piano, in autogestione. Le sto simpatica. Facciamo parte di quell’“opinione pubblica mondiale” contro la guerra nel Golfo. Cominciamo ad uscire insieme, di pomeriggio, io, lei e il suo compagno in Renault rossa. Frequentiamo il centro sociale Ricomincio dal Faro al Trullo. A parlare di politica e di pacifismo, delle guerre per il petrolio, dello sfruttamento, degli operai e degli studenti, degli anni ’70 e dell’Autonomia operaia. E poi un giorno, arriva con questa cassetta qui sotto e me la regala. Fatta a mano, combinata canzone per canzone.
Dentro c’è Pietrangeli e Guccini, De Gregori e Manfredi, le canzoni di lotta partigiane, operaie e contadine e i canti dal Sud.
Questa cassetta l’ho conservata tutti questi anni. L’ho alla fine dimenticata in un cassetto. Dopo 25 anni, fortunatamente per me, so ancora perché è così preziosa.

(Postilla: dopo quell’anno ho completamente perso di vista E.C.. Quell’estate fu bocciata, nonostante fosse una delle menti più brillanti della scuola. Al rientro a settembre chiesi subito informazioni su di lei. Qualcuno mi disse che era rimasta incinta e aveva voluto tenere il bambino. Qualcun altro che si era trasferita a Milano con il compagno. E.C., comunque, ecco, grazie. Ovunque tu sia).

Playlist
Lato A
Ho visto un re, Enzo Jannacci
La locomotiva, Francesco Guccini
Contessa, Paolo Pietrangeli
L’auto targata TO, Lucio Dalla
Tammuriata nera, E.A. Mario, Edoardo Nicolardi
Cu trenta carrini- Tarantella dei baraccati, Marini – Portelli
L’Internazionale, (Versione degli Area)
El pueblo unido que jamàs serà vencido, Inti-Illimani
Pablo, Francesco De Gregori
Bella ciao

Lato B

Stalingrado in ogni città, Banda Bassotti
La lallera, Paolo Pietrangeli
I treni per Reggio Calabria, Giovanna Marini
Un altro giorno è andato, Francesco Guccini
Vengo anch’io. No tu no, Enzo Jannacci
Spendi spandi Effendi, Rino Gaetano
Marylin, Assemblea musicale teatrale
Nun te regghe più, Rino Gaetano
Ma chi ha detto che non c’è, Gianfranco Manfredi
Aida, Rino Gaetano

L’autrice
Elisabetta Galgani è giornalista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. È presidente dell’associazione culturale Marmorata169 che si occupa di “racconto di città”.
Ha partecipato a Quello che resta, il nostro corso di scrittura sulla memoria storica.

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